Le bretelle che ogni musicista vorrebbe sfoggiare

E con questo è arrivato il momento di inaugurare una nuova sezione del blog dedicata agli articoli da regalo e ai gadget che ogni musicista vorrebbe avere anche solo per farsi due risate. L’altro lato della medaglia è che se non sapete cosa regalare a un musicista siete nel posto giusto!! Il progetto in cui rientra questa sezione è molto più ampio e l’idea mi è venuta durante la visita ad un negozio di musica a Vienna ma da qui al 23 Marzo ho davvero poco tempo da dedicare a qualsiasi cosa che non sia il mio pianoforte. Quindi restate all’erta, intanto iniziamo così 😉

Sto guardando uno strano film di animazione, Fantastic Mr. Fox, molto simpatico devo dire…quando ad un certo punto ecco spuntare una talpa, pianista, con delle magnifiche bretelle come queste!!! Le ho già inserite nella lista dei regali che vorrei 😀

Anche questa è #vitadapianisti !

Bretelle con motivi pianoforte tastiera

E per chi non fosse un pianista ho scovato anche questa simpatica versione!

Clicca sull’immagine per raggiungere lo store! A presto.

Il primo segreto dell’arte di suonare il pianoforte

Breve introduzione

Voglio condividere con voi dei pensieri e delle riflessioni da quella che sta diventando la mia personale “Bibbia del pianista”.

Rabbrividisco al solo pensiero delle letture e dei materiali disponibili di cui non sono neanche a conoscenza, ma sono davvero contenta che questo piccolo volumetto blu abbia catturato la mia attenzione in libreria.

Il libro in questione è di Heinrich Neuhaus, grande pianista e didatta, e s’intitola L’arte del pianoforte

Sto preparando un’esecuzione per un evento e la tesi del biennio di pianoforte, quindi ho davvero pochissimo tempo, ma proverò a condividere con voi una piccola “pillola” di questo libro ogni giorno…una “cura” per ogni pianista e musicista. Cominciamo.

 

Pillola n.1

 

«Il vero segreto del musicista talentuoso e geniale consiste nel fatto che nel suo cervello la musica vive una sua piena vita ancor prima che egli tocchi un tasto o sfiori la corda dell’arco.»

H. Neuhaus

Si potrebbe parlare a lungo riguardo a questo argomento. Quali sono le sfaccettature di questa affermazione? A me ne vengono in mente alcune…

Una volta mi trovai a parlare con un collega riguardo la buona abitudine di “studiare gli spartiti” prima di iniziare a suonare. Io in realtà non lo facevo molto spesso prima. La mia prima insegnante di pianoforte mi aveva sempre detto di mettermi anche in poltrona a leggere lo spartito (ero ancora una bimba) ma non ne avevo mai capito a fondo il significato. Ne facevo solo una questione di velocità di lettura delle note o di memorizzazione, ma mi sbagliavo.

Qualche anno dopo, suonavo per accompagnare il coro in chiesa e capitava spessissimo che durante la messa mi dessero degli spartiti che non avevo MAI visto. In quelle occasioni poco ci mancava che mi facessi prendere dal panico, ma sfruttavo tutti i minuti in cui non suonavo per leggere lo spartito: nella mia testa lo suonavo lentamente, immaginavo le mani muoversi sulla tastiera, ripetevo lentamente per alcune volte i passaggi che già mentalmente mi creavano qualche problema a livello meccanico e cercavo di “sentire” mentalmente il suono di quei pallini neri che mi fissavano beffardi. In queste occasioni alla fine andava sempre tutto alla grande, ma io ancora non avevo capito l’importanza dell’operazione che facevo in quei minuti rubati quà e là.

Questo mi sembra il primo risvolto “tecnico”, pragmatico, dell’affermazione. Se la musica si è già rivelata a te nella mente, se l’hai vista, l’hai immaginata e hai provato a suonarla con la sola immaginazione, quando ti siederai al pianoforte sarà come se il pezzo l’avessi già suonato altre volte. Avrai inoltre il vantaggio di non aver memorizzato degli errori e di esserti reso conto di tutti i segni di dinamica o di agogica presenti intorno al pentagramma.

Sedersi al pianoforte senza aver mai neanche dato uno sguardo superficiale a quello che si andrà a suonare non è di nessuna utilità. Vi posso assicurare che ad un livello medio, dopo aver studiato lo spartito per un po’ quando ci si siede al pianoforte si possono ottenere risultati migliori di quelli che si ottengono dopo 3-4 giorni di studio del pezzo direttamente allo strumento.

Il collega di cui vi parlavo all’inizio era uno dei migliori del conservatorio e durante le ore in cui non avevamo lezione e non c’erano pianoforti disponibili per esercitarsi lo potevi trovare in una delle aule senza strumento, seduto a un banco con uno spartito sotto gli occhi, assorto e concentrato e con le mani che suonavano nell’aria..

Ho un altra considerazione da fare sull’argomento, ma l’orologio mi dice che è ora di andare al pianoforte. Ve ne parlerò domani…

 

Musicisti: come diventare insegnanti, acquisizione dei 24 cfa, concorso a cattedra a dintorni

Molti studenti ed ex-studenti del conservatorio (e non solo) in queste settimane si trovano alle prese con i percorsi formativi richiesti ai sensi del D.M – 616 del 10/05/2017 per partecipare al prossimo concorso a cattedra.

Molti di noi ovviamente si trovano davanti al dilemma ‘suonare o insegnare?’ ma in qualche modo i più non vogliono lasciare strade intentate, nonostante i pronostici e le statistiche siano poco incoraggianti; altri ancora già insegnano ma sono precari; qualcun altro sa che l’insegnamento nelle scuole non è la sua strada e non si sta cimentando nell’impresa – dispendiosa in termini sia economici che di tempo.

Oggi, domenica, al conservatorio di Lecce è iniziata la prima lezione di Padegogia, in assoluto il corso più interessante al momento; forse per il risvolto pratico della materia; forse per l’insegnante, Gioacchino Palma, che si è posto il problema di capire il perché eravamo lì davanti a lui di domenica mattina, di quali fossero le nostre motivazioni e i nostri obiettivi; forse perché in un qualche modo tutti ci siamo approcciati all’insegnamento e ci siamo domandati quale fosse il modo migliore per trattare con le persone – bambini o adulti – che avevamo di fronte.

La materia è davvero interessante e il docente la tratta molto intelligentemente senza focalizzarsi su un solo metodo didattico particolare ma nell’ottica dell’orizzonte della conoscenza, cercando quindi di esporci il panorama delle diverse teorie per poterle tenere in considerazione oppure decidere criticamente di scartarle.

Molto presto dovrei riuscire a pubblicare anche qualche contenuto in merito. Intanto vi consiglio tre testi che utilizzano lo stesso approccio e che il docente ci ha presentato come dei capisaldi della letteratura sull’argomento.

“Educazione musicale e curricolo” di Maurizio Della Casa – Zanichelli

“Le condotte musicali. Comportamenti e motivazioni del fare e ascoltare musica” di François Delalande  – Editrice CLUEB Bologna

“La musica è un gioco da bambini” di François Delalande – Franco Angeli 

La pedagogia si trova sotto il grande cappello della filosofia che dall’antichità si occupa di vari campi della conoscenza – i grandi filosofi antichi si occupavano anche di musica, matematica, fisica e scienze per esempio.

È curioso notare come la definizione del termine pedagogia storicamente abbia subito delle trasformazioni passando dall’essere teoria all’essere pratica: da teoria generale dell’educazionepratica educativa.

Attualmente la pedagogia si occupa dell’aspetto teorico della questione mentre la didattica, seppur a prima vista sembri semplicemente un suo sinonimo, si occupa della pratica. Le questioni ad esse legate sono fondamentali nell’approccio all’insegnamento e sono innumerevoli. Quindi come in tutte le cose il consiglio è di leggere tanto, leggere con criterio materiale variegato e applicare con intelligenza ciò che si apprende.

Musicofilia

musicofilia oliver sacks

Musicofilia di Oliver Sacks : era davvero da tanto che non leggevo un libro così coinvolgente.

Non è un semplice romanzo. Sono storie di vita vera raccontate da un medico.

Ma perché mai un blog di musica dovrebbe consigliare un libro scritto da un medico?

Beh, di certo il libro è scritto davvero molto bene e il titolo ha in qualche modo a che fare con la musica.

L’aspetto di maggior interesse, però, è che leggendo questo libro avrete modo di dare uno sguardo a persone vere la cui vita è strettamente legata alla musica. Forse si può dire che la loro stessa sopravvivenza è intrecciata alla musica.

Lo scrittore è un medico e racconta straordinariamente bene di persone con patologie che vengono trattate con la musica o che hanno a che fare con la musica perché magari sono “perseguitati” da allucinazioni musicali. Ma questi sono solo alcuni dei casi trattati. Parla di persone che hanno perso la memoria per eventi traumatici o per invecchiamento cerebrale e di persone affette dal morbo di Alzheimer che con la musica riescono a trovare una dimensione per esprimersi o per recuperare alcuni tipi di memoria. Parla anche di persone che non sono più in grado di parlare ma con la musica sono in grado di sbloccarsi.

Ho vissuto personalmente un’ esperienza di questo tipo, e forse è per questo che ne sono stata toccata così tanto, ma trovo che questo libro insegni molto e sarebbe bello se lo leggesse quanta più gente possibile.

Leggetelo e consigliatelo.

Forse ci sono delle persone accanto a voi che possono essere aiutate a vivere meglio con pochissimo ma non lo sapete ancora e magari non lo sanno i loro cari. Non sono una musicoterapeuta, ma conosco gli straordinari poteri della musica.

Il libro fa riflettere, fa imparare e fa ridere e sorridere. Non è mai pesante o deprimente.

Concedetegli il beneficio del dubbio e non ve ne pentirete. E dopo averlo letto, se vi va, tornate a commentare e ditemi cosa ne pensate.

Eccovi di nuovo il link a questo fantastico libro: Musicofilia di Oliver Sacks