L’altro giorno ero a Roma e, passando davanti al chioschetto di un’edicola, una scintillante rivista dalla copertina rosa e con la foto di Ella Fitzgerald ha attirato la mia attenzione. È così che ho scoperto Classic Jazz, una rivista bimestrale che sembra davvero molto interessante.

L’editoriale in prima pagina ha già tutta la mia attenzione. Ancora una volta parliamo della stretta relazione tra musica e cervello e del potere della musica.

Francesco Coniglio esordisce dicendo “Chi non suona non lo sa. I musicisti utilizzano, nel loro linguaggio quotidiano, un’infinità di metafore sessuali. E tutte partono da un fatto dato per scontato: suonare è come fare sesso!”

Sacrosanto. Verissimo. E quando arriva il momento in cui un musicista prende consapevolezza di questa cosa  è come se cadesse un velo che prima lo separava dallo strumento.

Quando suoniamo con trasporto assumiamo espressioni e atteggiamenti che usiamo con la persona amata, per esempio. Suonare è come vivere e regala lo stesso concentrato di emozioni .

Coniglio fa riferimento ad un documentario presente su YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=ZZdXoER96is) su prove e concerto del Quintetto con piano D667 “La Trota” di Schubert con Daniel Barenboim, Itzhak Perlman, Pinchas Zukerman e Zubin Mehta. Secondo lui si tratta di un vero e proprio documentario erotico.

Fate caso alla postura dei musicisti sullo strumento, alle espressioni dei volti, all’inarcamento dei corpi. Tutto fa pensare alle forti sensazioni provate dai musicisti, ma questo potete vederlo con qualunque bravo musicista, anche al di fuori di questo documentario.

Il piacere che si prova nel suonare è diverso suonando da solisti o in gruppo, suonando per un pubblico o meno, ed è diverso suonando un autore piuttosto che un altro, ma si parla sempre di emozioni molto intense. In alcuni momenti si tratta di godimento puro. Questo godimento non solo è palesemente visibile ma arriva a coinvolgere e travolgere anche l’ascoltatore.

Francesco Coniglio dice che l’ascolto di una pièce musicale che ci piace provoca sensazioni molto simili alla tensione erotica proprio come la visione di un film erotico o l’incontro con una persona dalla quale siamo attratti.

Come stiamo ormai imparando da questi brevi articoli su musica e cervello, il profondo piacere che ricaviamo dalla musica ha delle specifiche basi neuronali e neurofisiologi e biochimici le studiano da decenni.

Il procedere della ricerca, negli ultimi anni, ha dimostrato che uno stimolo astratto come la musica può generare euforia e desiderio paragonabili a quelli indotti da molecole che implicano l’intervento del sistema dopaminergico striatale ci fa sapere Coniglio.

Cioè la musica è in grado di farci rilasciare dopamina al pari di altri stimoli quali il sesso, il buon cibo, l’acqua e altri stimoli legati ai meccanismi motivazione-ricompensa.  Naturalmente la quantità di dopamina prodotta sarà legata all’intensità del piacere.

Questa sostanza, una sorta di “droga del piacere” (Coniglio) o “l’ormone dell’euforia” secondo alcuni, interviene sul controllo dei muscoli, sul sonno, sulla motivazione, sul battito cardiaco e sul respiro, sulla memoria, sull’apprendimento e sull’umore.

La dopamina è davvero una sostanza potente e la musica è in grado di donarcela, sia se siamo musicisti sia se siamo ascoltatori. Ancora una volta ci rendiamo conto di quanto sia potente e benefica la musica.

P.S.  Per approfondire, Francesco Coniglio cosiglia vivamente Perchè ci piace la musica. Orechio, emozione, evoluzione di Silvia Bencivelli. Io non l’ho ancora letto, ma sono curiosa e l’ho già ordinato.

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