Pillola n.2 – Per gli insegnanti e i futuri insegnanti: talento e metodo.

Come promesso eccomi con la seconda “pillola” sull’arte del pianoforte. Se volete leggere la prima la trovate qua.

     Heinrich Neuhaus deve essere stato davvero un grande didatta oltre che un magnifico pianista. Ricordiamo che, tra gli altri, Richter è stato suo allievo.  Si proprio quel talento «naturale» di Sviatoslav Richter.

Ma è davvero giusto parlare di talento quando ci si riferisce alla capacità e all’abilità di riuscire particolarmente bene in qualcosa? Io credo di no.

Ho già toccato l’argomento dal punto di vista di chi suona in un altro articolo in cui parlo anche di quello che ritengo uno dei migliori metodi di studio, ma in queste pagine Neuhaus ne parla dal punto di vista del maestro.

Ho trovato le sue parole così illuminanti e così in sintonia con quello che penso dell’insegnamento che ho deciso di condividere con voi l’intero paragrafo. Personalmente terrò queste righe a portata di mano ogni giorno affinché mi siano di continuo stimolo e motivazione nella pratica didattica e nel lavoro da musicista.

Le condivido con voi, sperando che vengano lette da quanti più insegnanti possibile – e anche dai futuri insegnanti. Troppo spesso ho incontrato persone che ritengono superfluo dedicare del tempo all’insegnamento della musica a chi non riesce con facilità nell’impresa.

Pillola n.2

[…] se ci culliamo con parole come talento, genio, natura e così via, semplicemente scartiamo vilmente il problema più scottante, quello che in primo luogo dovrebbe preoccupare gli insegnanti alla ricerca del metodo. Sono convinto che un metodo ponderato dialetticamente e la scuola debbano comprendere tutte le gradazioni del talento – da quello musicalmente carente (perché anche uno così deve studiare la musica, poiché la musica è uno strumento di cultura al pari degli altri) fino al genio «naturale». Se il pensiero sul metodo si concentra su uno spicchio della realtà (lo studente mediamente dotato), allora è dannoso, difettoso, non dialettico e, dunque, inadeguato. Se si vuole seguire un metodo (e chi segue un metodo è obbligato ad esplorare la realtà) allora bisogna farlo fino in fondo, abbracciare tutto l’orizzonte e non girare in tondo nel magico cerchio del proprio sistemino! E veramente è difficile, molto difficile! Ogni grande pianista-artista rappresenta per l’insegnante-ricercatore quello che l’atomo non scisso è per il fisico. Bisogna avere molta energia spirituale, intelligenza, talento e conoscenza per penetrare in questo complesso organismo. Ma proprio di ciò deve occuparsi la metodologia per uscire dal bozzolo e smetterla infine di indurre allo sbadiglio chiunque sia un vero pianista-musicista. Ogni metodologia artistica deve in una certa misura essere interessante e istruttiva, sia per il maestro che per l’allievo, sia per il principiante che per il «diplomando», altrimenti non ha ragione d’essere.

H. Neuhaus

L’arte del pianoforte, pp. 51-52

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