Come le arti marziali possono aiutarti a diventare un bravo musicista…e viceversa.

È da un po’ che voglio ricominciare a scrivere e finalmente ieri sera ho letto qualcosa che ha riacceso in me la giusta scintilla.

In passato ho praticato Arti Marziali e avevo già notato delle relazioni con lo studio del pianoforte e della musica in generale.

Potrà sembrare strano a chi non ha mai praticato questo genere di Arte, ma la calma interiore richiesta, la concentrazione, la ripetizione di movimenti che devono essere assimilati a livello profondo fino a diventare automatici ed istintivi, l’assimilazione di principi chiave e anche la lentezza iniziale volta alla rilassatezza e alla pulizia del movimento sono tutti aspetti che combaciano perfettamente con i principi che i miei migliori maestri di pianoforte mi hanno sempre trasmesso.

Ed ecco che ieri sera, leggendo uno degli scritti di un maestro Zen ad un maestro di spada (da La mente senza catene) ho visto riaffiorare questi parallelismi tra le due arti.

Ecco il passo in questione:

“Se non vi concentrate sulla tecnica, ma vi limitate a riempire la testa di principi, il corpo e le mani non funzioneranno. Addestrarsi alla tecnica, nei termini della vostra arte marziale, significa praticare e praticare strenuamente fino a che le cinque posture del corpo diventano una sola.

Anche se conoscete i principi, dovete essere totalmente liberi quando utilizzate la tecnica. E anche se potete maneggiare alla perfezione la spada che portate, se non avete chiari gli aspetti più profondi dei principi, è probabile che i vostri colpi manchino di efficacia.

La tecnica e il principio sono come le due ruote di un carro.”

Takuan Sōhō

Tratto da La mente senza catene – pag. 30

Quante volte avete sentito parlare della questione “è più importante la tecnica o essere comunicativi?”.

La tecnica è sicuramente fondamentale. La padronanza assoluta di quello che si sta suonando è necessaria ma difficile da ottenere; occorre chiamare accanto a sé Costanza e Pazienza ed ospitarle a lungo senza trattarle come ospiti indesiderati. Loro sono le nostre compagne più fedeli, le nostre migliori alleate.

Un’altra cosa che salta all’occhio leggendo il passo che ho condiviso con voi riguarda l’addestramento.

Anche noi musicisti ci dobbiamo addestrare ed allenare come degli atleti. Vi ricordate di quando vi ho parlato dello stile di vita del mio maestro di pianoforte in preparazione dei concerti? (Ecco qui l’articolo) A che altro fa pensare se non ad un vero e proprio addestramento?

Sappiamo tutti quanto la ripetizione sia un elemento fondamentale per la nostra preparazione, ma spesso non teniamo in giusto conto questo aspetto.

Come dei maestri di arti marziali dobbiamo praticare e praticare, senza dimenticare i principi che ci guidano, certo, ma anche senza fare dei principi e della teoria il fardello che ci rallenta.

Senza una tecnica sicura, senza avere la padronanza di un pezzo, cosa si può comunicare?

Una persona musicale e particolarmente comunicativa sul piano emozionale si troverebbe in difficoltà, nonostante la sua dote, nell’eseguire un pezzo dall’andamento incerto.

Se la sua capacità di comunicazione è 10 questa verrebbe drasticamente limitata dalla mancanza di sicurezza e di libertà sulla tastiera.

È la libertà che consente piena espressione.

Naturalmente stiamo parlando di quella libertà che si ottiene quando la mano fa in automatico ciò che vuole il pensiero, in modo diretto, senza mediazione alcuna.

Raggiungere quel livello in cui non è più necessario pensare ma tutto fluisce senza indugio è la meta cui dobbiamo puntare.

Ma c’è un ma. Come sappiamo bene la tecnica non è tutto. Non vogliamo diventare delle macchine prive di vita. “Maneggiare alla perfezione la nostra arma” cioè avere una padronanza digitale assoluta non è l’unico elemento importante per una buona performance.

Imparare ad essere comunicativi, capire i principi profondi dell’arte di suonare il pianoforte, dell’arte di essere musicisti; capire l’essenza profonda di ciò che suoniamo, i principi che hanno guidato il compositore e i principi che ci spingono a suonare sono tutti elementi fondamentali.

Tecnica e principi sono quindi le due ruote del carro che ci condurrà sulla via dell’essere musicisti.

 

Fonti:

Takuan Sōhō, La mente senza catene. Scritti di un maestro Zen ad un maestro di spada, Edizioni Mediterranee, 2010