Orecchie e occhi aperti: perché è importante ascoltare musica dal vivo?

Se anche voi vivete in un piccolo centro di periferia é molto probabile che la maggior parte della musica che ascoltate esca dalle casse del vostro pc, dello stereo o dalle cuffiette del cellulare. E questa é già una grande cosa..

Ma quanto siete realmente informati sulla musica dal vivo che viene suonata intorno a voi?

Siete sicuri che in qualche centro vicino non vi sia qualche evento musicale che state per perdervi?

E vi siete resi conto anche voi, da musicisti o aspiranti tali, di quanto sia importante andare a sentire e vedere i concerti, grandi o piccoli che siano?

Si, ho detto proprio sentire e vedere.

 

Ascoltare musica dal vivo

Perché è importante sentire la musica dal vivo?

Mi potreste rispondere che quella che ascoltiamo ogni giorno a casa é musica di migliore qualità artistica, che ormai abbiamo tutta la musica suonata dai più grandi interpreti a portata di click o nei dischi e cd sparsi in giro per casa.

É sicuramente vero ed è certamente musica che va ascoltata quanto più possibile.

Sentire i grandi interpreti aiuta a farsi un proprio stile, permette di crearsi delle idee su un pezzo, sulla sua interpretazione e sul livello tecnico da raggiungere; permette di sciogliere i dubbi sull’esecuzione di un passaggio; ci aiuta a creare uno stile personale, a capire cosa ci piace e cosa no e a crearci un gusto personale.

L’ascolto é importantissimo anche nelle fasi iniziali dello studio di un nuovo pezzo e nei primi passi dello studio di uno strumento.

Vi ricordate di quando abbiamo parlato dell’importanza di avere in testa una bella idea di suono? Ascoltare e riascoltare i migliori aiuta molto in questo senso.

Se non fosse già abbastanza poi, la musica é un’arte che non è possibile afferrare pienamente in una registrazione.

Sentire le vibrazioni di uno strumento ben suonato a pochi metri da se, percepire le tensioni del musicista e vivere la musica in determinati luoghi sono sensazioni che i dischi non sono in grado di regalare pienamente.

In questo articolo mi riferisco alla cosidetta “musica colta”, a ciò che si studia nei nostri conservatori quindi, ma il discorso é replicabile per qualsiasi altro genere musicale.

 

Vedere musica dal vivo

Come si fa a vedere la musica?

Naturalmente non possiamo vedere la musica, ma possiamo vederne gli effetti intorno a noi sul pubblico per esempio. Se sono in ascolto e se non sono presi dal registrare un video o dal controllare le notifiche di facebook, la musica si renderá visibile sui loro volti.

Consentitemi la critica, siete a teatro, in una chiesa o in un parco e state assistendo ad uno spettacolo che non potrà mai essere replicato in ogni suo dettaglio. Come potete continuare a guardare il cellulare? Le notifiche saranno li anche tra mezz’ora…voi invece nel frattempo avrete perso pezzetti di un’esperienza irripetibile.

Ma torniamo a quello che più interessa a un musicista.

Ragazzi, bisogna imparare a rubare con gli occhi.

Se non siete avvezzi a stare sul palcoscenico o comunque di fronte ad una platea potete imparare da chi ha più esperienza di voi.

Guardate come si muove, vorreste essere come lui? Cosa prendereste dei suoi atteggiamenti? Cosa invece fareste diversamente e perché?

Si relaziona con il pubblico? Sa tenere bene il palco? Quali sono le caratteristiche che gli permettono di presentarsi bene? Quali aspetti invece vi sembra meglio non replicare e perché?

É importante guardare non per criticare ma per imparare ad essere critici con se stessi.

La settimana scorsa per me é stata sorprendentemente ricca di eventi musicali…ad ingresso gratuito tra l’altro!

Nonostante nel mio paese, neanche troppo piccolo in realtà, non si faccia molta musica, a soli 40km di distanza c’è Lecce e c’è il conservatorio.

Gli eventi gratuiti organizzati da conservatori e università sono tantissimi, bisogna solo trovare i giusti canali su cui restare informati.

E per quanto riguarda i nomi più celebri?

Anche quelli potrebbero essere molto più vicini a voi di quanto pensate.

Solo pochi giorni fa a Lecce é stato possibile ascoltare Beatrice Rana per esempio, che dopo aver presentato la seconda edizione del festival Classiche Forme ha suonato in duo con la sorella.

In questi incontri poi é possibile conoscere tanti ragazzi con cui condividere interessi e passioni e creare un network di contatti per aggiornarsi reciprocamente sugli eventi di cui si é a conoscenza per esempio o per far nascere nuove amicizie non solo virtuali. E di questi tempi non é certo cosa da poco.

Quanto vale il tuo lavoro da artista? Ecco 5 parametri da considerare.

Se avete ricevuto una richiesta di ingaggio o avete provato ad ingaggiare qualcuno per una collaborazione o un progetto vi sarete sicuramente trovati di fronte al “problema” relativo al cachet. 

Quanto è giusto chiedere per il mio lavoro? Il prezzo che mi chiedono di pagare è adeguato? È onesto? Quali sono le variabili da considerare, in un caso e nell’altro?

Oggi ho contattato un’attrice per un progetto su un melologo e la sua chiarezza e professionalità nel sapere precisamente quali variabili considerare per decidere se accettare o meno mi ha fatto riflettere. Io faccio esattamente gli stessi ragionamenti quando mi propongono un ingaggio, ma non sempre coinvolgo il mio interlocutore nelle valutazioni. D’ora in poi terrò a mente il suo modo di procedere e lo farò mio.

Ecco quindi riepilogate di seguito delle semplici valutazioni da fare nel momento in cui ricevo una proposta per un lavoro.

 

a. Qual è la data dell’evento? Dovrò assicurarmi di essere libera, di non avere impegni presi precedentemente e di non prenderne altri.

b. Sono previste delle prove? Se si quante? E mediamente quanto possono durare? E dove si terranno?

c. Ho tutti i dettagli del lavoro?

d. Quanto tempo mi servirà per portare a termine il lavoro richiesto con la giusta professionalità? Riesco a quantificare l’impegno necessario a raggiungere il risultato? Questo è un passo fondamentale sia per capire se riuscirò a portare a termine il lavoro nei tempi richiesti sia per quantificare il mio compenso.

e. Devo fare degli spostamenti in macchina o in treno per raggiungere il luogo delle prove o delle esibizioni?

 

Dobbiamo assolutamente avere queste informazioni per decidere se possiamo prendere l’incarico oppure no e per informare l’altro riguardo il nostro compenso.

Per far questo dovremmo sicuramente considerare il numero e la durata delle prove, le esibizioni e gli spostamenti necessari. Sappiamo tutti quanto lavoro si nasconde dietro ad un’esibizione di una manciata di minuti.

Troppo spesso però siamo portati a non valutare correttamente il nostro lavoro, a svenderci o a non considerare adeguatamente il lavoro altrui. Se tutti facessimo le valutazioni adeguate non ci sembrerebbe esagerato pagare una cifra onesta per un’esibizione su richiesta.

Invece, e mi rivolgo soprattutto a cantanti e musicisti, ci troviamo spesso a “competere” con dilettanti (cioè persone che non sono musicisti per professione) e a dover abbassare i nostri standard per “sopravvivere” nel nostro mondo.

Quindi esponete i vostri ragionamenti a chi vi ingaggia. I lavori “a onor di patria” li abbiamo fatti un po’ tutti in questo campo, ma ad un certo punto bisogna smetterla di svenderci. Siamo noi i primi a dover dare valore al nostro lavoro.

La piccola cantante viennese

Vienna, Austria, 4 Gennaio 2018

 

È la prima sera a Vienna. Siamo arrivati da non più di un paio d’ore e la città mi ha già colpito molto. Le strade sono pulite, ampie e luminose nonostante la giornata grigia; i palazzi sono tutti molto belli, ogni angolo è ricco di storia; il primo parco che abbiamo incontrato lungo la strada era ben organizzato e pieno di vita. Era Stadtpark. Mi colpisce subito la buffa disposizione delle panchine che sono messe in fila una accanto all’altra per i viali. Sono almeno una dozzina, e dopo un tratto ve ne sono delle altre posizionate allo stesso modo. L’impatto visivo è bizzarro, ma deve essere utile visto che nel mio piccolo paese si deve fare a gare per avere un posticino libero su una panchina! Questa città ha già catturato il mio interesse.

Forse lo stile, l’impatto visivo anzi, me la fa frettolosamente classificare appena un filino al di sotto di Parigi che appare un po’ più scintillante con le sue orlature dorate dei palazzi, con le tipiche facciate in legno di ‘bistrot’ e piccoli negozi e un fascino che non si sa da di preciso da dove venga sprigionato, ma ci sono cose che mi sembra  non reggano il confronto. E alla fine di questa breve vacanza posso dire di non essermi sbagliata. Ma arriviamo a ciò che di questa città mi ha fatto scaldare il cuore.

Vienna è la capitale della musica.

Silenzio.

Assorbite queste parole.

Perchè davvero Vienna è stata il cuore pulsante di quasi tutta la musica ‘colta’ occidentale. E non solo lo è stata, ma sembra continuare ad esserlo. Sale da concerto e teatri ovunque. Cinque minuti dopo essere usciti dalla stazione siamo arrivati a Stadtpark, un grazioso parco in cui come prima cosa mi sono imbattuta in un volto molto familiare: ero faccia a faccia con una bella statua in pietra di Franz Peter Schubert.

Continuando la passeggiata nel parco abbiamo incontrato altri artisti più o meno noti, fino ad arrivare ad una statua dorata tenuta sicuramente in gran conto visto che intorno vi è costruito una specie di monumento. Questa volta si trattava di Johann Strauss e a pochi metri da lui si ergeva una bellissima costruzione: il Kursalon Wien. Di cosa si tratta? Ovviamente di una sala da concerto!

Passeggiando per la città e i dintorni non ricordo di aver visto una sola loncandina di un qualche film se non appena fuori da un cinema, ma in ogni galleria, in ogni spazio pubblicitario, ad ogni incrocio e forse financo in metropolitana si possono trovare locandine di concerti o di spettacoli teatrali. È evidente che qui la ‘musica classica’ è viva. Se le persone non andassero a teatro non ci sarebbe tutta questa offerta e se fossero solo spettacoli dedicati ai turisti non ci sarebbe la varietà che invece c’è.

Il punto focale di questa prima sera a Vienna si trova in una via nelle immediate vicinanza di Stephansplatz. Eravano giunti all’immensa cattedrale gotica dedicata proprio a Santo Stefano. Questa costruzione toglie il fiato per la sua maestosità e riempie l’enorme piazza. L’interno è ancora più sconvolgente, proprio con la definizione che ne da il vocabolario Treccani «Severo e solenne insieme, tale da ispirare riverenza o stupefatta ammirazione». Vorremmo restare ad ammirare questo spettacolo a lungo, ma sentiamo la città pulsare intorno a noi e la curiosità è un ospite avido.

Usciti dalla cattedrale proseguiamo il nostro giro sul Graben, la passeggiata principale ancora riccamente illuminata per le festività. Le decorazioni natalizie qui sono grandi ma mai pacchiane. Non siamo ancora arrivati alla Wiener Pestsäule, la grande colonna in stile barocco austriaco , che un capannello di persone attira la nostra attenzione.

Al centro una cantante, una ragazza giovane, credo potesse avere all’incirca la mia stessa età. Tutta infagottata per resistere al freddo viennese era in grado di catturare l’attenzione della gente come se potesse sfuttare un qualche potere magnetico. Non era molto grande di statura, non aveva una presenza di quelle che fanno destare l’attenzione al primo sguardo, ma non appena iniziava a cantare era in grado di rapire i cuori di chi l’ascoltava. Era supportata solo da un piccola cassa bluetooth collegata al cellulare che le faceva da accompagnamento musicale. Un sostegno molto esile quindi, la bravura era tutta la sua. Cantava arie d’opera perlopiù, ma anche alcuni successi del nostro Andrea Bocelli. Alcuni erano completamente rapiti e assorti, qualcun altro era trasportato a cantare con lei quasi come in un duetto ma veniva presto zittito dai presenti che non volevano ascoltare che lei. Nessuno si asteneva poi dal lasciare un piccolo compenso per il gradito intrattenimento.

Stando così le cose, come si fa a considerare a livello inferiore gli artisti di strada? Perchè il pregiudizio permea le nostre giornate e le nostre vite? A mio avviso quella esecuzione non aveva per il cuore nulla di meno di una performance che si potrebbe ascoltare in un grande teatro.

Viva la musica che scalda il cuore, in ogni sua forma, in ogni suo luogo.