Musica: terapia e prevenzione

Questa settimana mi sono imbattuta in un vecchio numero di “Musica et Terapia”, una rivista scientifica che non conoscevo ma che ho trovato davvero molto interessante.

Chi mi segue già lo sa: adoro l’interconnessione tra il mondo medico e la musica, tra questa e il nostro stato psico-fisico; è qualcosa che trovo estremamente affascinante.

La musica riveste delle funzioni sociali che non riusciamo a cogliere davvero fino a quando non le studiamo o fino a che non ci ragioniamo su con un po’ di attenzione.

Sto parlando della funzione educativa della musica per esempio, funzione che troppo spesso viene sottovalutata, ma anche della sua capacità di dare una svolta alle nostre giornate.

Ne ho parlato in diversi articoli: abbiamo visto come i greci sfruttassero il potere di questo strumento, vi ho parlato di Oliver Sacks e delle sue impressionanti esperienze con pazienti seriamente compromessi dalla malattia – esperienze magnificamente raccontate nei suoi libri – e vi ho detto del potere della musica in diverse altre occasioni.

Come vi ho raccontato nel mio primo articolo, ho potuto rendermi conto da sola delle grandi capacità della musicoterapia, e oggi voglio parlavi di quello che ho letto nell’articolo Malattia di Alzheimer e terapia musicale di questa rivista.

Trattandosi di un numero di qualche anno fa non starò qui a parlarvi nel dettaglio degli studi e delle ricerche a cui fa riferimento, ma vi dirò quello che più mi ha colpita:

anche la musica di sottofondo comporta dei benefici cognitivi.

Abbiamo visto quanto studiare musica e sviluppare delle capacità ad uno strumento faccia bene al cervello ma non mi ero mai soffermata a parlare di quanto anche il semplice ascolto della musica sia di aiuto.

Ne ho parlato qua e là sicuramente, come di un’evidenza con la quale tutti abbiamo avuto a che fare. Ascoltare musica ci carica, ci aiuta ad esternare emozioni, ci rende allegri, ci consola…

Ebbene si, la musica rievoca affetti, desideri e ricordi che possono avere una valenza anche consolatoria soprattutto per persone affette da demenza ed è per questo che anche il semplice ascolto ha funzioni terapeutiche.

Quanto e come

Non tutto va bene però. Ieri leggevo con commento ad un video di un’interpretazione di Metamorphosis One di Philip Glass su YouTube. Un signore aveva suonato lo stesso pezzo alla madre, una donna con un cancro all’ultimo stadio. A distanza di ore l’effetto si era dimostrato troppo forte per la donna che ha vissuto ore di agitazione profonda nonostante i sedativi.

Occorre sempre prestare attenzione a ciò che si sottopone a persone che non stanno bene e se non si ha la possibilità di rivolgersi a degli specialisti l’invito è quello ad informarsi il più possibile o usare brani melodiosi già noti al paziente.

Se ci pensate una musica è in grado di turbare profondamente anche persone sane, lo stesso effetto su una persona già provata dalla sofferenza, dal dolore o dalla demenza può risultare significativamente ampliato.

Pazienti affetti da demenze tipo l’Alzheimer soffrono sia della mancanza di stimoli adeguati sia dell’eccesso di stimoli.

Nell’articolo che ho letto si consigliava l’uso di brani melodici, con un ritmo chiaro e semplice e con dei moduli ripetitivi.

Quando si dice di preferire la musica di Mozart è perché lo stile di scrittura di  questo compositore rispecchia la necessità di regolarità dei pazienti, ma altri compositori dello stesso periodo possono andar bene: si pensi ad Haydn, Clementi e anche il primo Beethoven.

Anche l’ascolto di brani già noti al paziente è importante per risvegliare ricordi sopiti ad esempio. Ma le applicazioni sono davvero tante e varie.

Un’altra cosa interessante letta nell’articolo di Musica et Terapia riguarda la funzione preventiva (terziaria) della musicoterapia. Non è affascinante?

La musica sarebbe in grado di migliorare le condizioni intrapsichiche ed extrapsichiche del paziente, di migliorare l’umore (cosa che possiamo notare ogni giorno su noi stessi) e di rinvigorire i moduli cerebrali connessi alla memoria.

La cura

Musica+rapporti sociali sembrano essere una cura che fa bene ad ogni età.

Buona settimana quindi, e non dimenticatevi di ascoltare un po’ di buona musica 😉

 

Fonti: Musica et Terapia, n. 1 Gennaio 2000, pag. 2-9.

Musicofilia

musicofilia oliver sacks

Musicofilia di Oliver Sacks : era davvero da tanto che non leggevo un libro così coinvolgente.

Non è un semplice romanzo. Sono storie di vita vera raccontate da un medico.

Ma perché mai un blog di musica dovrebbe consigliare un libro scritto da un medico?

Beh, di certo il libro è scritto davvero molto bene e il titolo ha in qualche modo a che fare con la musica.

L’aspetto di maggior interesse, però, è che leggendo questo libro avrete modo di dare uno sguardo a persone vere la cui vita è strettamente legata alla musica. Forse si può dire che la loro stessa sopravvivenza è intrecciata alla musica.

Lo scrittore è un medico e racconta straordinariamente bene di persone con patologie che vengono trattate con la musica o che hanno a che fare con la musica perché magari sono “perseguitati” da allucinazioni musicali. Ma questi sono solo alcuni dei casi trattati. Parla di persone che hanno perso la memoria per eventi traumatici o per invecchiamento cerebrale e di persone affette dal morbo di Alzheimer che con la musica riescono a trovare una dimensione per esprimersi o per recuperare alcuni tipi di memoria. Parla anche di persone che non sono più in grado di parlare ma con la musica sono in grado di sbloccarsi.

Ho vissuto personalmente un’ esperienza di questo tipo, e forse è per questo che ne sono stata toccata così tanto, ma trovo che questo libro insegni molto e sarebbe bello se lo leggesse quanta più gente possibile.

Leggetelo e consigliatelo.

Forse ci sono delle persone accanto a voi che possono essere aiutate a vivere meglio con pochissimo ma non lo sapete ancora e magari non lo sanno i loro cari. Non sono una musicoterapeuta, ma conosco gli straordinari poteri della musica.

Il libro fa riflettere, fa imparare e fa ridere e sorridere. Non è mai pesante o deprimente.

Concedetegli il beneficio del dubbio e non ve ne pentirete. E dopo averlo letto, se vi va, tornate a commentare e ditemi cosa ne pensate.

Eccovi di nuovo il link a questo fantastico libro: Musicofilia di Oliver Sacks

La musica fa bene anche ai sordi

E’ da un po’ che non scrivo sull’argomento, ma la mia ricerca sugli effetti della musica sul corpo e sulla mente dell’essere umano non si è fermata.

Oggi mi sono imbattuta in un articolo in cui, con mia grande sorpresa, si parla di alcuni effetti benefici che la musica avrebbe su persone con deficit dell’udito.

Sfortunatamente la risorsa è completamente in inglese, ma ecco il link per chi fosse interessato alla lettura diretta.  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4783433/
L’articolo parte con un piccolo preambolo in cui si sottolinea come negli ultimi decenni la tecnologia abbia consentito di fare grandi passi avanti nello studio del cervello.

Per esempio, grazie a strumenti di neuroimmagine in grado di evidenziare le attività delle varie aree del cervello, è possibile comprendere meglio i meccanismi che si attivano in un cervello sano quando pensiamo, ascoltiamo musica o giochiamo.

Grazie a questi stessi strumenti sarebbe possibile anche comprendere come la struttura e la funzione del cervello subisca delle modifiche in soggetti che ricevono una formazione musicale.

Avevo già parlato di un’altra lettura in cui si parlava di come la musica faccia letteralmente crescere il cervello, quindi fin qui tutto interessante ma nulla di nuovo.

A quanto pare in ambito neurologico la musica è stata sempre studiata prevalentemente per gli aspetti legati a disfunzioni musicali come l’amusia oppure per affrontare disordini neurologici su musicisti professionisti e/o per altri sintomi sempre legati alle competenze musicali.

L’amusia è l’incapacità di comprendere o anche solo di apprezzare la musica – ne parla diverse volte Oliver Sacks nel suo Musicofilia, ma vi riporto anche un link a un articolo di focus in cui vi è una breve spiegazione.

Negli ultimi anni però la musica è stata adottata come strumento terapeutico in molte situazioni, dall’autismo alla malattia di Parkinson ai disagi motori, cognitivi, linguistici, emozionali e sociali, in persone di ogni età.

Dopo aver progredito per anni su binari paralleli, neuroscenza musicale e terapia usicale iniziano finalmente ad integrarsi per cooperare. Grazie a quest’integrazione pare che gli esperti siano in grado di avere informazioni su come un cervello danneggiato o anormale elabori la musica.

Capire i meccanismi neurali che stanno alla base della terapia musicale è fondamentale anche e soprattutto per studiare terapie più mirate. E questo è ovvio.

A questo punto si parla di musica e disturbi dell’udito e di studi condotti su persone sorde con apparecchio acustico “tradizionale” e con impianto cocleare.

Da questi studi sarebbe emerso che nonostante le persone con impianto cocleare abbiano comunque delle difficoltà nella percezione dei suoni rispetto alle persone con capacità uditive normali, i loro cervelli sono comunque in grado di ricavare molte più informazioni di quanto si pensasse.
Se ne deduce quindi che gli interventi basati sulla musica possono essere estremamente significativi anche su persone con deficit dell’udito.
L’impatto positivo dell’allenamento musicale sulle prestazioni percettive e cognitive uditive su bambini sordi (con impianti cocleari o apparecchi acustici normali) è risultato evidente. I bambini che hanno ricevuto formazione musicale hanno mostrato prestazioni migliori nell’analisi delle scene uditive, nella memoria di lavoro uditiva e nella discriminazione fonetica dice l’articolo.

Il tutto suggerisce che la formazione musicale nei bambini sordi contribuisce allo sviluppo dell’attenzione e della percezione uditiva, che a sua volta può facilitare le abilità cognitive e linguistiche correlate all’udito.

Tutto questo trovo sia fenomenale.

N. B.
Gli studi scientifici naturalmente sono qualcosa di delicato. Scienza e tecnologia fanno passi da gigante e nella storia non mancano esempi di nuove scoperte e rivelazioni che sovvertono convinzioni passate. Ma il sito da cui è tratto l’articolo sembra autorevole, e i risultati ottenuti hanno una loro logica secondo me. Del resto, parlando in termini non tecnici visto che non sono un medico, il cervello è uno strumento potentissimo e con gli stimoli giusti è in grado di riparare molti danni e di trovare una soluzione per far funzionare le cose.

Se avete altre informazioni in merito vi invito come sempre a condividerle anche qui nei commenti.

Greci: manipolavano e curavano con la musica?

Oggi riflettevo su quanto le persone si stupiscano e siano scettiche sentendo parlare del grande potere che ha la musica sulle nostre menti e sui nostri corpi e all’improvviso mi è tornato vivido un ricordo: la prima lezione di storia della musica sugli antichi greci.

Gli effetti prodigiosi della musica erano già noti a questo antico popolo.

Faccio una piccola premessa per permettere a tutti di capire.

Dovete sapere che il sistema musicale dei greci era basato sulle harmoniai, dette anche modi. Questi modi avevano ciascuno il nome di un’antica popolazione ellenica, cosicché si aveva il modo dorico, quello frigio, lidio, ionico e via dicendo.

Nonostante non si abbia la certezza assoluta di cosa indicasse precisamente il termine harmonia, ci sono buone ragioni di credere che ogni modo (harmonia) fosse caratterizzato non solo da una propria scala musicale ma anche da tutta una serie di elementi musicali caratteristici della popolazione da cui prendono il nome. Quindi, per fare un esempio, l’harmonia dorica era caratterizzata da una certa scala musicale ma anche da ritmi, melodie tradizionali e modi di esecuzione tipici del popolo dei dori.

Ora, il fatto che ogni harmonia causasse inevitabilmente un particolare effetto sull’animo e sul corpo umano era opinione comunemente accettata e condivisa.

Ogni harmonia aveva particolari influenze sulla disposizione d’animo e sul temperamento dell’individuo in ascolto.

Mentre l’harmonia dorica suscitava compostezza e moderazione, quella frigia al contrario, era in grado di suscitare un ethos entusiastico ed emozioni sfrenate.

La prima armonia era strettamente legata alla lyra, antico strumento musicale a corde pizzicate, la seconda era inseparabile dall’aulos, strumento a fiato che deformava il volto di chi lo suonava a causa dello sforzo richiesto.

—-  L’aulos era costituito da due tubi di canna o di osso o di legno che avevano dei fori (simili a quelli di un flauto) e che venivano suonati contemporaneamente. Secondo la leggenda lo strumento fu inventato dalla dea Atena per simulare il grido atroce ed inquietante di Medusa.  —-

Tornando a concentrarci sull’influenza delle varie armonie vi metto a parte di un aneddoto giunto fino ai giorni nostri. Nella storia risulta coinvolto anche il filosofo Pitagora.

Si narra che dei giovani ubriachi eccitati ed esaltati dal suono frigio dell’aulos volessero abbattere la porta di casa di una ragazza per approfittare di lei. Pitagora era presente alla scena ma non sapendo come fare a fermarli da solo si rivolse allo strumentista pregandolo di suonare nel modo dorico. Al sentire la nuova musica i giovani tornarono in loro stessi, si risvegliarono dall’ebbrezza e pentiti si allontanarono.

L’harmonia dorica, severa e pacata, caratterizzata dal dominio di sé, aveva fatto il suo effetto.

Ma questo è solo uno degli esempi che si possono fare. La visione greca della musica era pervasa dalla teoria dell’ethos in diversi ambiti di vita. Infondo il popolo greco era convinto che la musica avesse effetti sia sull’animo che sul corpo, sia di umani che di animali.

Si hanno prescrizioni terapeutiche di melodie frigie per guarire la sciatica. Secondo il mito Talete salvò gli Spartani dalla peste con la musica. Per quanto riguarda gli animali si narra di Orfeo che ammansiva la belve feroci con il suo canto.

Trovo interessantissime le note sulle prescrizioni terapeutiche di determinata musica, e a tal proposito di recente mi hanno parlato di ricerche private condotte ai fini della stesura di una tesi di laurea in cui si parla di musicoterapia e di quali compositori siano più adatti a determinate patologie. Non appena avrò modo di leggerla ve ne parlerò.

Vorrei però anche farvi notare che tra V e IV secolo si aprì un acceso dibattito sullo sfruttamento per fini politici della musica. Per quanto detto risulta chiaro che si tratta di uno strumento in grado di interferire con il consenso del pubblico.
Mi domando se nella società odierna questi poteri siano presi in considerazione o se vengano sfruttati in maniera conscia o inconscia.

Se avete informazioni in merito a questi due argomenti vi invito a condividerli, ne sarei lieta. 🙂

Immagine presa da Google

 

The power of music

L’altro giorno mi sono imbattuta in un interessantissimo articolo su musica e cervello. Lo consiglio a tutti voi. E se l’argomento vi interessa non potete fare a meno di leggere Musicofilia di Oliver Sacks. Ne resterete estasiati.

L’articolo che vi propongo parla di come lo sviluppo delle abilità musicali si sviluppi davvero fin dalla vita nel grembo materno. I bambini a pochi mesi dalla nascita sono in grado di riconoscere melodie ascoltate quando erano in utero proprio come sono in grado di riconoscere le voci dei genitori che hanno sentito e risentito per nove mesi.
Spiega come il cervello si dimostri plastico sotto gli effetti della musica e di come la musicoterapia si occupi proprio di sfruttare questa proprietà nella riabilitazione di svariate patologie. Con la musica si possono favorire ed ampliare le modalità espressive dei pazienti per esempio. La musicoterapia naturalmente va inserita nel quadro medico, psicologico e riabilitativo complessivo di un paziente e va utilizzata con criterio.

E’ affascinante riflettere sul potere della musica. In terapia la si usa per il rilassamento, per la riduzione del dolore e per ridurre lo stress legato a procedure mediche, ma tutti noi sfruttiamo ogni giorno i suoi poteri. Chi di noi non ha una musica per rilassarsi o almeno una per evocare determinati ricordi?

Ecco il link che manda all’articolo di cui vi parlavo. Buona lettura.

https://www.acp.it/wp-content/uploads/Quaderni-acp-2007_144_190-192.pdf

Qual è la tua dimensione musicale?

Hai già scoperto qual’è la tua missione con la musica?

Io l’ho scoperta solo di recente. Credo nel potere che ha la musica di risvegliare gli animi di chi è malato e di chi soffre. Tutti noi abbiamo costantemente le prove di questo potere, ne vediamo ogni giorno gli effetti su di noi e suoi nostri amici.

Pensate al ruolo che riveste la musica nelle vostre vite quando siete tristi, o quando avete bisogno di essere più carichi e grintosi, o ancora quando avete bisogno di rilassarvi.

Se non ne siete già a conoscenza vi stupirete della quantità di articoli scientifici in cui viene messa in luce l’evidenza sperimentale della capacità che ha la musica di stimolare persone con disabilità motorie o con disturbi della memoria.

Negli ultimi anni della sua vita la mia cara nonna non era quasi più in grado di parlare, ma bastava iniziare a cantare una delle sue canzoni preferite e lei subito attaccava a cantare. Sembrava quasi un miracolo. Poi ho scoperto che non si tratta di un caso isolato.

La musica stimola parti del cervello altrimenti non accessibili e questa cosa salta subito agli occhi quando abbiamo a che fare con persone che hanno subito danni cerebrali. Per di più la musica fa letteralmente crescere il cervello. E’ per questo che voglio portare la musica, facendo attenzione e studiando che sia la musica giusta, ad anziani e bambini piccoli.

Voglio quindi condividere quello che so e che scopro sul potere della musica con quanta più gente possibile. Parlerò di quello che faccio, delle mie avventure e disavventure. Parlerò di musica, parlerò di vita.