Quanto tempo serve per preparare un pezzo?

 

Ormai i miei studi in conservatorio sono finiti, ma nell’ultimo anno prima della laurea ho fatto mio il metodo di cui il mio maestro mi ha sempre parlato: il famigerato metodo della lenticchia!

Non siete stati scossi da un brivido di paura? Beh…allora non sapete bene di cosa si tratta.

Una volta spiegato potrà sembrare terrificante ma vi assicuro che non lo è. Si tratta di una di quelle classiche cose che a pensarle spaventano e sembrano impossibili ma poi non lo sono così tanto e sopratutto danno grande soddisfazione.

Dunque: state studiando un nuovo pezzo? Avete delle difficoltà che vi sembra di non riuscire a superare? Non riuscite ancora ad avere piena sicurezza del pezzo che state preparando?

Bene. Nessun problema, è tutto facilmente risolvibile: prendete un pacco di lenticchie (da chilo, mi raccomando) e mettetelo alla vostra destra; suonate il passaggio che vi da problemi o la frase su cui volete lavorare o un’intera pagina del pezzo e poi prendete una lenticchia dal pacco e spostatela alla vostra sinistra. Quindi risuonate il passaggio incriminato, prendete e spostate un’altra lenticchia e così via fino a che non avrete spostato tutte le lenticchie a vostra disposizione.

Tenere il pacco di lenticchie a sinistra o a destra non cambierà il risultato ottenuto con questo magico processo! 😀

Forse state pensando che sia impazzita, ma non è così.

Il mio carissimo maestro Corrado Nicola De Bernart ha sempre parlato dello studio al pianoforte in modo molto razionale (vi ricordate quando vi ho parlato dello studio barricato?) ma personalmente, all’inizio non ero affatto convinta delle sue affermazioni. Questo fino a che non ho provato a seguire alla lettera le sue indicazioni. (Va bene, lo ammetto, forse un po’ troppo alla lettera, ma avevo bisogno di toccare con mano l’intero processo)

“Organizzazione” è la sua parola d’ordine e va a braccetto con “pianificazione”. Perché? Perché solo pianificando le ore di studio e organizzando la giornata possiamo preparare un programma in dei tempi stabiliti.

Mettiamo il caso che ci chiedano di suonare un certo programma X per un concerto o una serata di cui si conosce già la data. Alcuni pezzi di questo programma già fanno parte del nostro repertorio ma altri no: come facciamo a decidere se accettare l’ingaggio oppure rifiutarlo?

Abbiamo il tempo necessario per preparare tutti i pezzi e presentarli a un pubblico? Quali sono i nostri passi: decidiamo di affidarci al caso o riusciamo a fare una stima precisa del tempo che ci occorre per preparare quei pezzi?

Che siate pianisti o strumentisti di altro genere la sostanza non cambia: occorre essere lungimiranti e saper organizzare e programmare il lavoro, almeno se si vuole essere professionali.

Come ho detto nell’articolo sullo studio barricato, sugli spartiti del mio maestro è sempre indicato il tempo da dedicare giornalmente a un pezzo in particolare. Se per motivi organizzativi quel pezzo viene studiato a giorni alterni si troverà anche l’indicazione dei giorni della settimana. Ma proviamo un attimo ad usare un po’ di senso pratico.

Il metodo della lenticchia nella sua purezza presenta dei problemi logistici: primo fra tutti non possiamo usare un pacco di lenticchie per ogni pezzo, quindi, volendo, possiamo lasciare le lenticchie in cucina…o quasi…

La sostanza di questo metodo sta nella ripetizione, ripetizione, ripetizione.

Ce lo siamo detti parlando delle affinità con le arti marziali e lo dice tra gli altri Heinrich Neuhaus nel suo libro L’arte del pianoforte – libro di cui consiglio vivamente la lettura per il suo carattere formativo e illuminante anche per i non pianisti.

Più volte in classe il mio maestro aveva parlato di un numero x di ripetizioni necessarie alla padronanza di un pezzo. Cioè, non era inusuale sentirgli dire “…se non l’hai suonato almeno 1000/1500 volte come puoi pretendere che funzioni?…”

Ora, su questo numero non mi posso esprimere, mi è sempre sembrato molto ma molto alto e con le scadenze che ho avuto fino ad ora non sono ancora riuscita a raggiungerlo, però ho individuato un numero minimo di ripetizioni oltre il quale il pezzo inizia a camminare da sé proprio come se facesse un salto di qualità.

Stando alla mia esperienza documentata, questo numero è risultato valido per pezzi di varia difficoltà. A cambiare è però il fattore tempo cioè il tempo che si impiega nel raggiungere tale numero di ripetizioni.

Se siamo alle prese con un pezzo di musica contemporanea, ricco di alterazioni, accordi e dissonanze probabilmente impiegheremo molto più tempo che non studiando una composizione minimalista. Lo stesso dicasi se affrontiamo un pezzo con notevoli difficoltà tecniche come uno studio di Liszt per esempio. Ma questo è comunque un fattore soggettivo.

La cosa importante e illuminante è che avendo individuato questo numero minimo di ripetizioni basterà capire il tempo che ogni ripetizione richiede a seconda della difficoltà del pezzo e potremo fare una stima abbastanza precisa del tempo che ci occorrerà per preparare il pezzo in questione e renderlo presentabile ad un pubblico.

A ben pensare poi, questo metodo basato sulle ripetizioni non è una cosa così strana. Molti metodi per principianti ne fanno uso e sicuramente è stato usato anche su di voi per i vostri primi passi sul pianoforte o al vostro strumento, qualunque esso sia. La vostra insegnante non vi ha mai indicato “ripetere questo passaggio 10 volte”, per esempio?…beh, questo è il metodo della lenticchia, ma tarato nel modo ritenuto più opportuno dall’insegnante.

Personalmente ho un piccolo blocco note in cui indico nome e autore del pezzo e il numero di ripetizioni fatte con delle lineette. Per comodità di conteggio le raggruppo in gruppi da 5 e file da 10. Potete usare un foglio bianco o delle piccole tabelle a seconda di come preferite, ma i vantaggi, posso garantire, non tarderanno ad arrivare e potrete anche rendervi conto di quanto molto spesso siamo portati a scoraggiarci perché qualcosa non ci esce…fino a che non ci rendiamo conto che in fondo l’abbiamo ripetuto solo una decina di volte.

 

 

Del resto, il talento non basta lo sappiamo, la vera arma è il lavoro quotidiano. Come ricorda Mario Marzi in questo video di Made In Orchestra, il segreto vero è “una goccia di talento e un mare di sudore”.

Quindi buone lenticchie a tutti!